martedì 22 maggio 2018

E voi, come scegliete un libro?

Questione di feeling.

Ed è sulla scia del singolo di Mina e Cocciante (non ho idea di come mi sia saltato in testa, lo giuro) che mi sorge una curiosità che vorrei rivolgervi.

Ma voi, quando entrate in libreria, in base a quali criteri scegliete un libro?

Vi lasciate incuriosire da una copertina accattivante? Leggete la trama e pensate che potrebbe esservi affine? Aprite il libro in un punto qualsiasi e ne provate qualche pagina?

Facciamo un salto indietro nel tempo. 

Da ragazzina mi lasciavo “intortare” dalle copertine. Solitamente se vedevo cavalieri, principesse o fate sapevo che quelli erano libri fatti su misura per me! Non chiedetemene i titoli, perché non ne ricordo nemmeno uno. Anzi, uno sì. Non rammento affatto la copertina, ma parlava di principesse e cavalieri. Si chiamava “Il principe Taliesin” e mi piaceva da matti. Ma quella era la Francesca di quindici anni fa, quella bisognosa di credere che per tutte le ragazze ci fosse un principe o un cavaliere pronto a lottare per loro. Che poi era assurdo, considerato che, solitamente, le protagoniste dei libri che sceglievo erano tutte principesse fighissime, talvolta dotate di poteri magici. Roba che, spostati Francesca, arrivano le gnocche, tu resta buona buona in un angolo e mettiti a studiare economia, che domani hai l’interrogazione e per superare quella, ahimè, non basta la magia.



Insomma, sicuramente rispetto a oggi ero molto più superficiale, almeno per quello che riguardava la scelta di un libro. Poi ho iniziato ad applicare il consiglio di mio cugino, accanito lettore, ovvero: quando scegli un libro, aprilo a caso e leggine qualche pagina. Se ti piace, allora compralo. Se ti annoia, lascia perdere.
Così, per gli anni a venire, tutte le volte che entravo in libreria sceglievo un libro o due (per le copertine), li aprivo e ne studiavo qualche paragrafo. A volte li portavo a casa — più per non uscire perennemente a mani vuote che per altro — ma spesso, molto spesso li lasciavo sugli scaffali. 

Per anni non ho letto nulla e lo dico con vergogna. Non c’era niente che mi piacesse, niente che stuzzicasse la mia curiosità. Credevo di far parte di quella categoria di persone che non ha bisogno di leggere. Eppure VOLEVO farlo. 

Con gli anni l’entusiasmo è diminuito e ho iniziato a fare affidamento sugli altri.

Un amico mi consigliava un libro? Io lo leggevo. Non importava la trama. Lo facevo e basta, anche se spesso lo lasciavo a metà perché non mi interessava abbastanza. E qui si tocca un tasto dolente. Sì, perché forse il mio problema non è solo il fatto di non saper scegliere un buon libro, quanto quello di essere estremamente CRITICA. Faccio molta fatica ad approcciarmi con i personaggi, specie quando sono ragazze perfette e bellissime.In quel caso le odio, ma le odio proprio di cuore. Non riesco a empatizzare con un personaggio che mi sembra alieno. Datemi una protagonista con qualche difetto, per l’amor di dio, una che abbia un filo di pancia o che sembri un maschiaccio. Una che possa sbagliare e non una di quelle che, qualsiasi cosa dica, tutti le sbavino dietro. Datemi una protagonista che possa sembrare REALE, diamine!





Aehm, sì, scusate.


Tornando alla domanda iniziale. Attualmente quando scelgo un libro lo faccio leggendone l’incipit. Se quello non mi coinvolge, se lo trovo troppo dispersivo o eccessivamente carico di dettagli, chiudo il libro. E badate che quando leggo l’incipit non ho assolutamente idea di quale sia la storia. L’incipit è la prima cosa che guardo, dico sul serio. Posso sorvolare sulla trama — a volte — ma non posso e non voglio sorvolare sullo stile.
Se l’incipit mi piace, apro il libro in un punto a caso e ne leggo qualche paragrafo. Solo allora mi informo circa la storia.

Capirete anche da soli che l’80% delle volte torno a casa a mani vuote. Sì, un po’ è anche per tirchieria, ma soprattutto per insoddisfazione dei miei parametri di ricerca.


Quindi mi dico: forse sei tu che sbagli, Francesca. Forse è esagerato scegliere in base a un incipit. Voglio dire, hai aperto il libro in una pagina a caso. Hai letto qualche riga, non ti è piaciuta, e l’hai richiuso. Ma perché, nel tuo libro non ci sono pezzi che ti piacciono di meno rispetto agli altri? Non pensi che il tuo modo di fare sia esagerato? Forse dovresti fare le cose di pancia. O di cuore. O per la quarta di copertina, o qualche altro fattore.


Nel dubbio, torno a leggere Christine. 






E voi come scegliete un libro? Vi affidate all’istinto, leggete qualche riga oppure spulciate ogni tipo di recensione prima di procedere all’acquisto?

- Francesca

lunedì 21 maggio 2018

Nel salotto dello scrittore: scrittori inglesi e irlandesi (parte 1)

Ma salve! :)
L'appuntamento della rubrica "Nel salotto dello scrittore" di questo lunedì vi condurrà, come vi avevamo promesso la scorsa volta, un po' più lontani da casa. Nelle precedenti puntate ci siamo dedicate alle dimore di alcuni dei più celebri poeti e scrittori italiani; questa volta, invece, vi mostreremo le meraviglie e i segreti di una rosa scelta fra nomi di autori inglesi e irlandesi. Ci auguriamo che la magia selvaggia della brughiera brulla e percossa dai venti, dei quieti fiumi e delle vivaci quotidianità cittadine vi sedurrà, come ha sedotto noi.
Buona lettura! ;)

John Keats


Il noto poeta inglese del Romanticismo visse in affitto a Wentworth Place, a Hampstead, per cinque sterline al mese (al cambio odierno si tratta di circa 250 sterline mensili). La sua vita cambiò quando, nel 1819, Mrs Brawne, una vedova con tre figli, si trasferì nell'appartamento accanto: i due si innamorarono immediatamente.
La sua casa-museo è visitabile ed è piena di manoscritti, quadri ed effetti personali del poeta. Vi è anche un bel giardino.

Curiosità: è possibile visitare anche le antiche cucine e cantine di Keats, inoltre nei tour è consentito sedere sui suoi divanetti ascoltando, tramite cuffie, le sue poesie più note.

Oscar Wilde 

 


A Dublino, al numero 1 di Marrion Square, si trova la casa dove trascorse la sua infanzia Oscar Wilde. L’American College Dublin entrò in possesso dell’immobile, costruito in stile georgiano, nel 1994 e grazie alla donazione di una coppia d’americani fu possibile la ristrutturazione. A oggi, la fu abitazione è aperta al pubblico.

Curiosità: la particolarissima statua di Oscar Wilde si trova nell’angolo nord-ovest di Marrion Square, all’interno di un delizioso parco dove regnano quiete e tranquillità. Gli occhi della statua guardano la casa dello scrittore. Lì davanti vi sono anche due colonne con citazioni tratte dalle sue opere.

George Eliot (Mary Anne Evans)


La scrittrice, la quale per poter pubblicare le sue opere dovette usare uno pseudonimo maschile, trasse sempre grande ispirazione dalla splendida casa di famiglia, situata vicino ad Arbury Hall, nei pressi di Birmingham.

Curiosità: la scrittrice era affascinata soprattutto dall'architettura gotica della magione, elemento che le diede l'idea per scrivere Middlemarch, il suo romanzo più celebre.

Sorelle Brontë


Haworth rappresenta le Brontës; le Brontës rappresentano Haworth” scriveva Virginia Woolf in merito alla casa a Haworth, dove le tre sorelle, Charlotte, Emily e Anne, scrissero i loro capolavori - Jane Eyre, Cime Tempestose e Agnes Grey - e tutte le loro opere. La dimora era immersa nella brughiera, il suggestivo paesaggio che fa da cornice ai romanzi delle sorelle, che qui vissero quasi in isolamento. Oggi, la casa è stata trasformata in un museo dove respirare il modo in cui le sorelle vivevano all'epoca: tutto è ricostruito come se le donne le avessero appena lasciate. Vengono organizzati anche delle brevi, ma splendide escursioni sulla collina dietro la canonica, Peninstone Hill. A ridosso della casa vi è anche un cimitero.

Curiosità: molto commovente la vista, all'interno della casa, del divano su cui Emily, malata di tubercolosi, si lasciò morire per raggiungere il fratello. Emily scrisse un unico romanzo, Cime Tempestose, che poté pubblicare solo utilizzando lo pseudonimo maschile Ellis Bell, nel 1847.

Lord Byron


A dieci anni, Byron aveva già ereditato una villa monumentale: Newstead Abbey, nella Contea di Nottingham, Inghilterra. Anche da adulto fu molto ricco e usò la magione non solo per il lavoro, ma anche e soprattutto per organizzare grandi feste: si narra, addirittura, che la usasse per tirare a segno con le pistole e detenere un orso selvaggio e un lupo dentro casa. Ciascuno dei vastissimi giardini rappresenta un "unicum": ognuno, cioè, è d'ispirazione spagnola, o francese, o tipicamente settecentesca. Passeggiare qui rimette in sesto l'anima: vi sono ruscelli piccole cascate, frutteti, fiori di varietà rare, perfino un lago abitato da cigni e aironi.

Curiosità: Byron possedeva un cane di razza Terranova di nome Boatswain, che morì di rabbia nel 1808. Nei giardini dell'Abbazia si può ancora oggi visitare la sua tomba, che è ancora più grande di quella dello scrittore. L'iscrizione, dal poema scritto da Byron Epitaffio a un cane, è diventata uno dei suoi lavori più conosciuti:

"Near this Spot
Are deposited the Remains
of one
Who possessed Beauty
Without Vanity,
Strength without Insolence,
Courage without Ferosity,
And all the Virtues of Man
without his Vices.
This Praise, which would be unmeaning flattery
If inscribed over Human Ashes,
Is but a just tribute to the Memory of
"Boatswain," a Dog
Who was born at Newfoundland,
May, 1803,
And died at Newstead Abbey
Nov. 18, 1808."

Appuntamento al prossimo lunedì con la seconda parte degli autori di origine inglese e/o affine! :)


- Alice

venerdì 18 maggio 2018

The Junkie Quatrain (Gli infetti di Baugh) - Peter Clines



"Sei mesi prima il mondo era finito."

Questo libro, edito dalla Casa Editrice indipendente Dunwich, di cui non smetterò mai di parlarvi strabene, ha avuto una storia travagliata, in casa mia. Prima di tutto, perché non è iniziata a casa mia. Ma andiamo con ordine.

Tutto iniziò un paio di anni fa, quando andai a trovare un'amica (ti prego, fa' che non stia leggendo, così non sarò costretta a restituirle questa figata) a Torino. Questa ragazza, che peraltro è una blogger assai famosa (stima e adorazione), ascoltò con pazienza tutte le mie lagne sul fatto che dopo La strada di McCarthy non trovavo più niente che mi soddisfacesse, per poi frugare nella sua libreria e tirare fuori questo titolo.
Questo ti piacerà, Aly. Vedrai.
Tu dici?
Provalo. Male che vada, me lo restituisci.
Il fatto è che io non lo provai. Non subito, almeno. Come ho già detto in questo post, dove vi ho parlato di un altro libro che mi è piaciuto un sacco sempre edito da Dunwich, io non sono il tipo che va a letto con un libro al primo appuntamento. Prima ho bisogno di lasciarmene sedurre, annusare l'odore delle sue pagine, addormentarmi guardandolo sul comodino mentre il desiderio, notte dopo notte, brucia fino a divorarmi.
Con The Junkie Quatrain - Gli infetti di Baugh di Peter Clines, però, non c'è stata alcuna seduzione, perlomeno all'inizio. Il che è assurdo, se si pensa che parla esattamente della mia passione, e cioè mondi postapocalittici e distrutti a causa di un'epidemia planetaria. Eppure, la scintilla non è scattata. Nada. Zero. Tutto moscio e morto fino alle radici.

Poi, un paio di giorni fa, questo libro - che mi ero totalmente dimenticata di possedere - è saltato fuori dall'armadio e, non so perché, aveva una luce completamente diversa. Forse si era rifatto la copertina; forse, la costa. Non saprei. Fatto sta che, questa volta, il suo aspetto mi ha conquistata al primo sguardo. E così, quella sera, ho iniziato a leggerlo.

Il libro parte con la frase che vi ho citato all'inizio: "Sei mesi prima il mondo era finito." Una volta letta quella, è chiaro, bisogna per forza andare alla seconda riga. E poi alla terza, alla quarta, alla quinta, perché Peter Clines, autore anche di altri grandi successi, come la saga Ex-heroes e il thriller/horror/mystery 14, vi renderà impossibile fermarvi, accompagnandovi pagina dopo pagina nel suo universo distopico, folle e popolato da esseri selvaggi: i sopravvissuti.
Sì, perché se gli infetti di Baugh sono effettivamente dei rabbiosi/zombie rivisti, un po' 28 giorni dopo, un po' The Walking Dead e giusto una spruzzata di Resident Evil, leggendo vi renderete conto che non sono loro i veri mostri che popolano la Terra dopo l'epidemia che sei mesi prima, dopo essere scoppiata in Cina per un caso - sembra - inspiegabile, è dilagata in India e poi in tutto il mondo, causando, solo negli Stati Uniti, qualcosa come novantadue milioni di morti.

Tutto ha inizio con il primo racconto della quartina (quatrain, appunto), in cui Holly, una donna magra, inselvatichita dalla solitudine e dall'aver perso tutti quelli che ama, si ritrova a fare i conti con branchi di tossici (junkies, in inglese; così sono stati definiti gli infetti, a causa del modo in cui biascicano e tremano, come se fossero in crisi di astinenza, per via degli effetti del virus) la conoscenza di Angie, anch'ella sopravvissuta all'epidemia. Ma ben presto Angie si rivela qualcosa di diverso da una ragazza dolce e dall'aspetto innocuo e burroso, così come Holly, la quale nasconde ben due segreti: uno, sotto le pieghe dei vestiti; l'altro, tra quelle del suo cuore.
Da qui, senza farvi troppi spoiler, la storia si interrompe per venire ripresa nel secondo e terzo racconto, in un modo che, da avida lettrice, ho trovato estremamente innovativo: nelle raccolte di racconti, infatti, in genere assistiamo o a tante storie separate che non dialogano tra loro ma condividono il genere letterario (tutti racconti horror, o fantascientifico, eccetera), oppure a delle storie che non si intrecciano, ma condividono il genere e l'ambientazione di fondo. E' il caso dei racconti di Asimov, ad esempio, come in Io, robot: l'ambientazione fantascientifica e la premessa (i robot e le tre leggi a cui devono obbedire) sono le stesse in tutti i racconti, che parlano però di personaggi diversi, che vivono in case differenti e hanno a che fare con robot ribelli che non si conoscono tra loro.

Qui, invece, assistiamo a una trama completamente diversa: il libro è trattato come se fosse un a raccolta di racconti, ma in realtà si tratta di un romanzo. Vi faccio un esempio per farvi capire meglio.
Nel primo racconto, le protagoniste sono Holly e Angie. Le due si ritrovano ad affrontare un branco di tossici, poi degli altri sopravvissuti, armati fino ai denti, che faranno loro determinate cose. Verso la fine, una delle due incontrerà un altro personaggio, di nome Sam, e il racconto si concluderà con un finale aperto. Fin qui, nulla di strano.

Ma il secondo racconto non proseguirà dal punto di vista di Sam, o di Holly, o di Angie, o di chiunque altro; ciò che avviene è un salto indietro nel tempo, un po' alla NCIS. Avete presente, quando gli sceneggiatori ci fanno vedere una scena futura con un brevissimo fotogramma in flash forward, e poi partono un po' più indietro nella storia fino ad arrivare al verificarsi di quella scena? Ecco, qui succede la stessa cosa.
Nel secondo racconto, i protagonisti sono gli altri sopravvissuti incontrati da Holly e Angie; per cui sì, vedremo il confronto fra loro e le due donne, ma la storia inizia un po' prima, quando il gruppo ancora non sapeva che avrebbe incontrato Holly e la sua compagna di viaggio lungo la strada. Non solo: il racconto prosegue dopo che il gruppo ha lasciato le due donne, raccontando il loro viaggio attraverso una Hollywood distrutta e il motivo per cui si stanno muovendo verso un certo edificio ai confini della città. Cosa succede in questo racconto? Beh, non ve lo dico, per evitarvi spoiler, ma una cosa posso spifferarvela: verso la fine, il gruppo viene aggredito da un altro personaggio ignoto, chiudendosi ancora con un finale aperto.
La terza storia farà la stessa cosa della seconda, ma da un punto di vista ancora più esterno: il protagonista sarà Sam, l'uomo incontrato da una delle due donne alla fine del primo racconto. Il suo plot inizia parecchie ore prima e, lasciate che ve lo dica, quello che gli succede è veramente, ma veramente fico. Perché qui si spiegano non solo i motivi che hanno scatenato l'epidemia, ma se ne conoscono anche i responsabili... fino a quando, dopo l'ennesimo finale aperto, non giungiamo al quarto racconto, dove il protagonista è, sempre partendo un po' indietro, l'aggressore del gruppo di sopravvissuti che abbiamo lasciato a Hollywood. Un altro assassino, come gli infetti. Un altro - e, forse, il peggiore - colpevole.

Spero che siate riusciti a seguirmi, perché, credetemi, questo libro è veramente una bomba. Di certo ci sono dei piccoli luoghi comuni, ma io sono dell'opinione che, nella letteratura di genere, degli elementi già visti - se ben trattati e descritti con un pizzico di originalità, che qui non manca - ci vogliano, per far sentire "a casa" il lettore e farlo calare nella storia con maggior comodità. Specialmente con una struttura così particolare, che però, ve lo posso assicurare, a leggerla non risulta affatto complessa, né fastidiosa o pesante. Anzi, i racconti filano che è un piacere, portandovi verso... un finale aperto? Un finale chiuso? Nessun finale?
Beh, non sarò certo io a dirvelo.
Ciò che posso fare è consigliarvi il libro a pieni voti. Per quanto riguarda me, ne sono rimasta così folgorata che, proprio ieri, ho acquistato anche 14,  al quale facevo la posta già da un po'. Dio, quanto non vedo l'ora di leggerlo.

Bene, e con questo, per oggi, è tutto. Fatemi sapere nei commenti se avete letto questo libro e se vi è piaciuto. Dal canto mio, ho già una mezza idea di rileggerlo. A pensarci bene, in fondo, forse la vera tossica - quella che trema e sbava già, in preda all'astinenza - sono io.


- Alice

martedì 15 maggio 2018

Salone del Libro 2018, pareri e acquisti

Toc toc e bentrovati, qui è Francesca che parla!

Innanzitutto scusateci per l’assenza degli ultimi giorni, ma Alice e io abbiamo fatto una toccata e fuga a Torino per cui ci è stato impossibile riuscire ad aggiornare il blog. Sappiate che questo post sarà un po’ diverso dal solito, perché verrà scritto a quattro mani ;)


Alice e io
Da dove partire?
Beh… una cosa è certa: il prossimo anno ho intenzione di fare le cose con moooolta più calma. Perché? Ve lo dico subito.
Praticamente, per esigenze famigliari sono stata costretta a raggiungere la mia socia solo venerdì sera, dopo quattro ore di viaggio in bus, senza mp3 né piccoli snack da sgranocchiare :’-( Quindi il nostro Salone del Libro, ahimè, si è ridotto essenzialmente a una sola mattina di visita e, se consideriamo l’apertura alle 10, la coda per il controllo zaini e il generale smarrimento all’interno degli stand, praticamente abbiamo avuto solo un’ora e mezza per gironzolare tra i vari espositori. 


Ma andiamo per gradi!

Una delle prime cose che abbiamo fatto, non appena entrate, è stato 
(andare in bagno)
correre come delle disperate per andare alla conferenza della Gainsworth publishing, “Mostri in ritardo”. In quel caso i mostri in ritardo eravamo noi, però siamo riuscite ad arrivare giusto in tempo per sentire almeno la metà della discussione. L'incontro, davvero stimolante, trattava la tematica dell'urban fantasy e dei motivi per cui in Italia, a differenza di altri paesi stranieri, questo genere sia pressoché sconosciuto. Sicuramente uno spunto interessante di riflessione su cui avremo comunque modo di discutere più avanti.

Mostri in ritardo, Gainsworth Publishing

(Giuro che la prossima volta pernotto a Lingotto per quattro giorni, così ci piazzo la tenda negli stand!)
Ehm, dicevo... sì, lì abbiamo incontrato la nostra amica, Erica, nonché La Leggivendola. Diciamo che senza di lei che ci guidava attraverso i padiglioni, probabilmente, ne avremmo visti la metà. Dunque, Eri, se sei in ascolto, grazie di cuore! È stato fantastico rivederti e sappi che ti stimo moltissimo per l'impegno e l'amore che metti nel tuo lavoro <3

Prima di parlare dei miei acquisti, e lasciare il post alla mia socia, volevo spendere giusto due parole a favore di due Case Editrici indipendenti che mi sono piaciute un sacco (dalle quali, fra l’altro, poi mi sono rifornita).

La prima è la DarkZone. Tratta essenzialmente urban fantasy, fantasy epico, thriller, horror e romance, quindi, essendo i generi che mi intrippano di più, è chiaro che non appena l’ho vista mi ci sono gettata sopra con la foga di una ragazza a dieta da ben tre ore che si vede servire una fetta di pizza farcita!
Il primo impatto è stato sicuramente positivo; bellissime copertine e un sacco di scrittori che si sbracciavano dallo stand per spiegare le trame dei loro libri agli acquirenti. Davvero adorabile!
A volte si pensa a una Casa Editrice come a un luogo oscuro, qualcosa di impalpabile che non si potrà mai conoscere per davvero – soprattutto per via del fatto che, talvolta, può essere difficile reperirle nelle librerie di catena. Bene, ragazzi, mi sono dovuta ricredere. L’entusiasmo degli scrittori e l’amore con cui mi hanno letteralmente sobbarcata di informazioni è stato qualcosa di avvolgente che sicuramente ricorderò. Sappiate che se avessi avuto a disposizione più liquidità (e meno senso di parsimonia) non mi sarei limitata ad acquistare solo due libri, ma vi avrei saccheggiati. Quindi bravi, bravi e bravi! Continuate a mettere questo entusiasmo nel vostro lavoro!

Un’altra Casa Editrice indipendente che avevo adocchiato già da tempo on line, è La Ruota Edizioni. Anche in questo caso sono rimasta piacevolmente colpita dall’estrema gentilezza degli Editori e dalla cura che mettono nei loro progetti. Spero di poterli ritrovare, il prossimo anno, e poter trascorrere più tempo al loro stand, spulciacchiando i vari titoli con più tranquillità.

Detto questo, veniamo ai fatti!
Voi ancora non mi conoscete, ma vedrete che con il tempo imparerete una cosa: sono tirchia. Ma tirchia male, eh. Quindi, se speravo di tornare a casa con lo zainetto pieno di libri, in realtà ho fatto ritorno solo con tre titoli ^__^’




Lacrime di cera”, di Liliana Marchesi. (DarkZone)

Distopia ambientata in Russia. Camille, una ragazza cresciuta all’interno di un palazzo, tra menzogne e inganni, scopre che al di là delle mura che la circondano esiste un mondo di cui tutti negano l’esistenza. Con l’aiuto di Lui, un ragazzo che, come lei, desidera andarsene dal palazzo e vendicarsi dei Sovrani che lo manovrano, riuscirà a fuggire, scoprendo la realtà che la circonda.
Un libro veloce da leggere, adatto a chi cerca una storia d’amore in un’ambientazione fantascientifica. Iniziato ieri e finito oggi.

Mai più senza”, di Giuseppe Calzi. (DarkZone)

Horror. Per ora non posso sbottonarmi, sono alle prime pagine. Tuttavia, lo stile mi piace. Sono certa che sarà una bella sorpresa!

Mabù che parla agli animali”, di Monica Giuffrida. (La Ruota Edizioni)




Racconti per l’infanzia. Mabù è un bimbo speciale che conosce la lingua degli animali, ma sogna di essere come tutti gli altri bambini. 

Vi dico solo che alla fine del libro sono comprese alcune pagine da colorare… una bel pensiero per i bambini! (Il mio le ha già colorate tutte XD)





Bene, con questo è tutto, passo la parola alla mia socia U__U


Sì. Eccomi. Prova, prova.
Ok, se mi sentite tutti, posso procedere. Diciamo che sottoscrivo tutto quello che ha detto Francesca: quest’anno il Salone è stato davvero una faticaccia, vissuto male e troppo di fretta, ma comunque interessante e ricco di lati positivi. Uno di questi è il fatto che, nonostante io sia riuscita a visitare solo pochi stand, questi fossero stracolmi di spunti di lettura. E, quando dico stracolmi, intendo straripanti di chicche letterarie che, da brava spendacciona quale sono (meno male che ci sei tu, Francesca, a compensarmi!), non potevo assolutamente lasciare lì. Si capisce. Quindi, ecco il disastro che ho combinato:





Male, eh? Malissimo. O benissimo, a seconda dei punti di vista. E sì, accanto ai libri c'è anche la bacchetta magica di Bellatrix Lestrange che cercavo da un sacco di tempo. Preferirei non parlarne.
In ogni caso, ecco, per i ciecati come me, l’elenco dei titoli che ho acquistato:

  • Stephen Chbosky, “Noi siamo infinito – Ragazzo da parete” (Pickwick)
  • Joe R. Lansdale, “La trilogia del drive-in” (Einaudi)
  • Liliana Colanzi, “Il nostro mondo morto” (Gran Via)
  • Lucia Guglielminetti, “Versus” (DarkZone)
  • Marika Vangone, “Valiance – la normalità è la nuova malattia” (DarkZone)
  • Daniel Gahnertz, “Empty title space”  (La Ruota Edizioni)

Bene. Tralasciando il fatto che ora dovrò mangiare patate e cipolle per un mese (sia mai che finalmente non riesca a buttare giù peso), volevo anche dirvi una cosa molto carina: allo stand Regione Umbria ho avuto modo di conoscere una delle Editrici della Casa Editrice indipendente Jo March! Una ragazza davvero dolcissima, con una grande passione per i libri che pubblica e un sincero amore per il suo progetto editoriale. Un incontro che mi ha fatto un sacco piacere *_*

Tornando a noi e al mio disastro finanziario, parto col dirvi qualcosa di più sui miei acquisti librosi. Vi premetto che dei seguenti titoli per ora ne ho letto solamente uno, ma andiamo con ordine.

Noi siamo infinito – Ragazzo da parete”, di Stephen Chbosky

Tutti quanti lo conosciamo. Cioè, tutti tranne me, dato che io, non so perché, non ho mai provato simpatia per questo titolo. Cioè, in realtà il motivo lo so, solo che mi vergogno a dirlo. E va bene, ve lo confesso. La verità è che, come sapete, da questo libro è stato tratto, qualche anno fa, un celeberrimo film. Tutti gli adolescenti lo hanno visto. Eccetto me. Il fatto è che, all’epoca, la saga di Harry Potter era appena finita e io avevo bisogno di tenere Hermione Granger ancora un po’stretta a me, alla mia adolescenza. Non potevo sopportare che Emma Watson impersonasse altri personaggi. Non ancora.
Poi, neanche un paio di mesi fa, mi è capitato di vedere qualche scena e ho capito che quel film faceva al caso mio. Da lì, ecco la necessità di procurarmi il libro.
La storia, per chi ancora non la conoscesse, è questa: l'ingresso nelle scuole superiori lancia un adolescente per nulla ordinario in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, che non tradisce mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.

 “La trilogia del drive-in”, di Joe R. Lansdale

Ok, questo titolo lo volevo tantissimo. Dovete sapere che, al momento, sto lavorando (leggi: sono bloccata MALISSIMO) al mio terzo romanzo, che è ambientato in America, lungo la Route 66.
La trama: immaginate il più grande drive-in mai esistito, l'Orbit. Siamo in Texas, è un venerdì sera e l'Orbit è stipato di gente che sgomita per popcorn e cola, pregustando la Grande Nottata Horror. Ma, sul più bello, il drive-in stesso si trasforma in un film dell'orrore: gli spettatori diventano gli involontari ed esterrefatti protagonisti di un incubo orchestrato dal mostruoso Re del Popcorn, sintesi delle peggiori conseguenze dell'ossessione al consumo. E se in "Drive-in 2" vediamo i personaggi sopravvissuti aggirarsi in un paesaggio irriconoscibile, "La notte del drive-in 3" ci catapulterà definitivamente in un microcosmo ancora più delirante, un mondo di misteriose e inclassificabili meraviglie, in cui ci si imbatte in inondazioni di proporzioni bibliche, in un pesce gatto che aspira a ingoiarsi la balena di Giona e in una schiera di creature oscure, di una malvagità paragonabile solo a quella dell'essere umano al suo peggio.
Ok, letto così sembra un trip sotto pasticche, ma ci scommetto il cappello che è una figata.

Il nostro mondo morto”, di Liliana Colanzi

Questo è stato il primo libro che ho comprato in fiera, su consiglio dell’Editore. Tra l’altro, mi vergogno un po’ ad ammettere che, prima del mio acquisto, avevo sentito parlare molto poco dell’Editore Gran Via. Un vero peccato, perché oltre a essere gentilissime le ragazze mi hanno anche illustrato il loro progetto editoriale, volto a scoprire, anno dopo anno, racconti e opere appartenenti ai paesi dell’America Latina. Alla fine ho optato per questa raccolta di racconti ricca di elementi disturbanti che, almeno sulla carta, dovrebbe piacermi un sacco. Presto vi dirò di più. Per ora, sappiate che l’autrice è boliviana e che ha vinto numerosi illustri premi sudamericani.

Versus” di Lucia Guglielminetti

Primo dei due libri editi da DarkZone che ho acquistato. Questa Casa Editrice mi ha conquistata, non mi sarei mai allontanata dal loro stand! La loro proposta editoriale mi intriga assai, specialmente la parte relativa all’horror, uno dei miei generi preferiti. “Versus”, in particolare, come mi ha spiegato l’autrice (io ho un autografo e voi no, gne gne), parla di una stalker con poteri paranormali che si mette in testa di perseguitare la sua stella del rock preferita, facendo di tutti per farlo credere pazzo. Già dalla copertina mi intriga e devo dire che non vedo veramente l’ora di immergermi in tutta questa deliziosa follia.

Valiance – la normalità è la nuova malattia” di Marika Vangone

Questo è il titolo, sempre edito da DarkZone, che, al momento, tra tutti i libri che ho preso al Salone, mi attira di più insieme ai primi due della lista. Purtroppo l’autrice non era presente allo stand, ma vi lascio comunque la trama: Aaliyah è una ragazza comune del ghetto C. Non può uscire mai di casa: ogni abitante del ghetto ha un difetto, una malattia invalidante; anche i suoi genitori sono deformi, ma non lei. Lei è normale! Diversa dal resto del suo mondo, Aaliyah cresce chiedendosi il perché di questa differenza, credendosi sbagliata. Non può parlare con nessuno perché nessuno deve vederla... non per intero, almeno. Quando i Valiance entrano nella sua vita tutto cambia. Ogni cosa assume un nuovo e inaspettato significato. Aaliyah dovrà prendere decisioni complicate e affronterà una realtà inimmaginabile.
Come mi gasa *_*

Empty title space”, di Daniel Dahnertz

Ultimo ma non ultimo, come si suol dire. In realtà, è davvero l’ultimo libro della lista, perché è stato il titolo che ho comprato praticamente lanciando i soldi al povero Editore mentre io scappavo via con la socia per non perdere il treno. Si tratta di una breve raccolta di haiku dalla metrica atipica. Devo dire che, pur avendo adorato questo Editore e la gentilezza della persona con cui ho parlato, il libro non mi è piaciuto particolarmente: letto in treno, mi sono presto resa conto che gli unici haiku degni di nota erano quelli che avevo letto di sfuggita in fiera. Quindi, se devo essere sincera, non vi consiglio l’acquisto di questo libricino, mentre non posso che parlare bene della Casa Editrice in sé, una piccola realtà in forte sviluppo alla quale auguro ogni fortuna.

Bene, con questa carrellata anche la mia parte di post è terminata. Spero che i nostri acquisti vi abbiano stuzzicati e che potranno ispirarvi a vostra volta in qualche futura scorpacciata in libreria.
E voi? Siete stati al Salone, avete comprato qualcosa?

Raccontatecelo nei commenti!

lunedì 14 maggio 2018

Nel salotto dello scrittore: scrittori italiani (parte 2)

Buonasera a tutti! :-)
Eccoci tornate con una nuova puntata della rubrica "Nel salotto dello scrittore", questa volta per raccontarvi un sacco di curiosità sulla seconda parte dei poeti italiani che, per ora, abbiamo deciso di prendere in esame. Dove sono vissuti scrittori del calibro di Leopardi e Pirandello? Cosa è rimasto degli oggetti che hanno usato in vita? Esiste ancora qualcosa che le loro mani hanno toccato?
Scopritelo andando avanti con la lettura!
Se vi siete persi la prima puntata, invece, cliccate qui.


Giacomo Leopardi


Ai tempi del poeta, Recanati era divisa fra tre castelli, uno dei quali era Montemorello, dove si trovava l’antica dimora dei Leopardi. L’attuale palazzo proviene dall’unione di vari edifici attuata verso la meta’ del ‘700. Il Palazzo Leopardi, oltre alla Biblioteca storica, ospita anche un giardino retrostante l'abitazione, gli antichi alloggi della servitù, la scuderia e mostre periodiche dedicate ad aspetti meno conosciuti della vita del Poeta, che qui ebbe i natali e qui passò gran parte della sua breve esistenza.

Curiosità: la casa di Teresa Fattorini, “Silvia” nel celebre canto, si trova al primo piano delle scuderie Leopardi. Leopardi cominciò a nutrire affetto per lei nel maggio del 1818, quando seppe che era condannata a una fine precoce. Durante le ore di studio, attratto dal canto della giovinetta occupata al telaio nella casupola di fronte alla Biblioteca, di tanto in tanto si affacciava alle finestre per ascoltarla e guardarla. Teresa morì il 30 settembre dello stesso anno e Giacomo la immortalò nella famosa poesia scritta a Pisa dieci anni dopo, facendo di lei uno dei più commoventi simboli delle illusioni e delle speranze giovanili.


Giosuè Carducci


Nonostante il poeta fosse toscano, nel 1904 andò ad insegnare all’Università di Bologna e in questa città restò per il resto della sua vita. La sua bella casa bolognese si trova al civico 5 di una piazza a lui intitolata, sulla circonvallazione delle mura, tra Porta Mazzini e Porta Santo Stefano e comprende un museo e un giardino nel quale si trova anche la statua di Carducci.

Curiosità: di come fosse in origine la casa esiste una descrizione della nipote di Carducci, Elvira Baldi, figlia di Beatrice Bevilacqua, nel libro di memorie "Carducci mio nonno", (1977):

«Sopra una gran terrazza profonda quanto la casa, dava la camera della nonna. Una scaletta interna portava dalla stanza di passaggio (dov'era anche il cala-pranzo) a un mezzanino: qui era l'anticucina, la cucina e altre stanze di servizio, un vero sbizzarrimento di scalette di legno, di "su e giù" e di corridoi, fino a finire in cantina. Per me quella casa fu una vera terra di esplorazione. Il Nonno, sono certa, non l'ebbe mai a vedere tutta: ci si sarebbe sperduto. Ma anche al primo piano c'erano gli angoli segreti, e stanzini, e passaggi, e ripostigli.»


Giovanni Boccaccio


Certaldo Alto sorge sulla strada che da Empoli porta a Siena. Al numero 13 di via Boccaccio c’è l’abitazione trecentesca dell’autore del Decameron. All’interno di questa Casa Museo troviamo il celebre affresco di Boccaccio realizzato da Pietro Benvenuti, una fornitissima biblioteca, la Stanza del Poeta, gli abiti delle dame ritratte nelle novelle, misteriose scarpette del XIV secolo e una fresca atmosfera letteraria. Qui si incontrarono anche Leopardi e Byron, oltre alla poetessa e amica di molti scrittori Carlotta Lenzoni de' Medici.

Curiosità: durante la seconda guerra mondiale la casa fu quasi completamente rasa al suolo dai bombardamenti aerei alleati; l'affresco fu l'unica cosa che si salvò, miracolosamente. La casa venne poi restaurata nel rispetto degli ambienti originali.


Luigi Pirandello


Vincitore del premio Nobel nel 1934, lo scrittore nacque in una costruzione rurale di fine Settecento, posta in una contrada di campagna. Le stanze ospitano una vasta collezione di fotografie, recensioni e onorificenze, prime edizioni di libri con dediche autografe, quadri d’autore dedicati a Luigi Pirandello, locandine delle sue opere più famose rappresentate nei teatri di tutto il mondo. 

Curiosità: percorrendo un viale attraverso la campagna nelle vicinanze della casa, si arriva a un pino pluricentenario. Sotto questo grande albero Pirandello amava soffermarsi a pensare, a dipingere, a riposarsi, a scrivere agli amici, ed è qui che ha voluto essere sepolto, secondo le sue ultime volontà.


Vincenzo Monti


All’interno della Casa Museo del più celebre scrittore neoclassico sono esposte pregevoli edizioni originali delle sue opere, scambi epistolari illustri e numerosi riconoscimenti conferiti al poeta dalle più grandi Accademie letterarie italiane.
La casa non fu sempre di proprietà della famiglia: nel 1822 venne venduta da Giovanni Monti alla famiglia Bagnara di Alfonsine, nonostante il parere contrario di Costanza Monti, figlia amatissima del poeta, che nel 1830 tentò invano di ricomprarla. I nuovi proprietari la abitarono per oltre un secolo, affittandola a loro volta a umili famiglie di contadini, che inconsapevoli del valore dispersero gran parte delle memorie in essa contenute.
Casa Monti venne miracolosamente salvata dalle distruzioni della seconda guerra mondiale, per poi essere adibita a rifugio per numerose famiglie. Solo nel 1951 il Comune di Alfonsine la ricevette in eredità.

Curiosità: vi sono quattro sale visitabili. La sala della culla, con mobili d'epoca, tra cui la culla settecentesca appartenuta alla famiglia del poeta; quella dei documenti, che conserva alcuni scambi epistolari (con Manzoni e Leopardi) e riconoscimenti conferiti al poeta, oltre alle edizioni originali delle sue opere, tra cui quella della tragedia Aristodemo, le Satire di Persio, Il Bardo della selva nera e la seconda edizione del Caio Gracco; la saletta montiana, che presenta fregi in stile liberty recanti i titoli delle opere montiane più significative, il busto in marmo del poeta e alcuni autografi di Monti e della figlia; e l'antica stalla, oggi adibito a punto vendita e ristoro.


Ed ecco che l'excursus sulle case dei poeti italiani, per ora, è terminato. La prossima volta ci sposteremo un po' più in là, esaminando le dimore dei più grandi scrittori europei degli ultimi due secoli, soprattutto inglesi. Restate sintonizzati ^_*

- Alice

lunedì 7 maggio 2018

Nel salotto dello scrittore: scrittori italiani (parte 1)

Come vi abbiamo anticipato oggi pomeriggio, eccoci alla prima puntata della nuova rubrica, "Nel salotto dello scrittore", in cui vi faremo passare un po' di tempo nelle case dei più celebri letterati. Molte delle dimore che vedrete (a proposito: i copyright delle foto restano interamente nelle mani dei rispettivi proprietari) sono realmente visitabili, quindi la rubrica sarà una via di mezzo tra un racconto di viaggio e una raccolta di curiosità sui vari scrittori e su quelli che, in vita, sono stati i luoghi in cui le loro menti si sono accese, dando vita a indimenticabili opere letterarie.

La nostra casa non è solo un luogo in cui mangiamo e dormiamo: è lo specchio della nostra anima, di ciò che ci piace ed emoziona. Un asciugamano particolare, un quadro, perfino il colore della pareti racconta qualcosa di noi, dei nostri sogni e, talvolta, dei nostri segreti. Conoscere il luogo in cui ha vissuto e lavorato uno scrittore ci aiuta a penetrare nella sua mente e a dare una lettura più profonda alle sue opere. 

Questa prima puntata è dedicata ad alcuni dei più famosi scrittori e poeti italiani (ci sarà anche una parte 2, la prossima settimana, sempre dedicata all'Italia). Si comincia! :)


Gabriele D'Annunzio


Il Vittoriale degli Italiani è, forse, la dimora letteraria più conosciuta in Italia. Estesa su nove ettari di terreno, la Cittadella monumentale, che venne costruita dall'architetto Giancarlo Moroni dal 1921 al 1938, non è soltanto una casa: si tratta di un vero e proprio insieme di edifici, vie, piazze, teatri, giardini, parchi, corsi d’acqua, e un mastodontico mausoleo che ospita il grande scrittore. La vita mondana e aristocratica di D'Annunzio si riflette non solo sullo stile della casa ma anche nel modo in cui egli scriveva: uno stile ricco, pieno di dettagli, descrizioni e opulenza. Tra quelle visitabili, ci sono: Stanza del Mascheraio, Stanza della Musica, Sala del Mappamondo, Prioria Zambracca, Stanza della Leda, Veranda dell'Apollino, Bagno Blu, Stanza del Lebbroso, Corridoio della Via Crucis, Sala delle Reliquie, Stanza del Giglio, Oratorio Dalmata, Scrittoio del Monco, Officina, Corridoio del Labirinto, Sala della Cheli.
Potete trovare la Cittadella a Gardone Riviera sul Garda.

Curiosità: nel 2010 è stato inaugurato il museo "D'Annunzio Segreto", che raccoglie quanto fino a quel momento era rimasto sconosciuto al grande pubblico perché chiuso negli armadi e nei cassetti della Prioria: i vestiti del Vate, le scarpe e gli stivali, la biancheria, le vesti appositamente fatte confezionare da d'Annunzio per le sue donne, i collari dei cani, gli oggetti da scrivania, il vasellame da tavola, i gioielli.


Dante Alighieri


La sua dimora si trova a Firenze, in Via Santa Margherita 1, vicina alla Torre della Castagna. La casa, trasformata in un museo, è stata ristrutturata agli inizi del Novecento sui resti dell'originale abitazione medievale. E' presente anche un bellissimo pozzo, anche se non dell'epoca, sulla piazzetta. 

Curiosità: su una lastra del pavimento della piazzetta antistante la casa, non lontano dal pozzo, si trova un curioso profilo di Dante sbozzato, del quale si ignorano le origini.


Alessandro Manzoni


La casa museo si trova in Via Morone 1 a Milano, nella quale lo scrittore visse con la sua famiglia dal 1814 ale 1873, anno della sua morte. Nel museo sono esposti documenti, foto e suoi effetti personali, ma non solo: è infatti possibile anche trovare antiche prime edizioni delle opere manzoniane, fra cui anche antiche illustrazioni didascaliche de "I Promessi Sposi".  Contrariamente a D'Annunzio, Manzoni era schivo, riservato e restio a mostrarsi in pubblico; questo stile di vita si ritrova in quello dell'abitazione, che è austera, sobria e signorile.

Curiosità: negli ultimi anni di vita dello scrittore, la casa ospitò Cavour, Garibaldi e Giuseppe Verdi, venuti a omaggiarlo.


Giovanni Pascoli


Una villa immersa nella campagna mediterranea, con la visione in lontananza dell'abbozzo labile e maestoso delle Alpi Apuane: ecco la residenza che Pascoli scelse come propria dimora nel 1895. La villa dei Cardosi-Carrara si trova ai Caproni di Castelvecchio ed è qui che lo scrittore ha composto le Myricae, i Primi Poemetti, i Canti di Castevecchio, i Poemi Conviviali. Tutto, nella casa, è rimasto intatto dal momento della morte di Pascoli, avvenuta a Bologna il 6 aprile 1912; nell'edificio si trova anche un enorme archivio contenente le circa 76.000 carte di Pascoli e una biblioteca con, circa 12.000 volumi. Gli ambienti riflettono l'anima del poeta, molto legata ai ricordi familiari e al focolare.

Curiosità: attigua alla casa vi è una cappella, sulla cui facciata una lapide riporta i versi tratti dalla poesia “Il sepolcro”: Lasciate quell'edera! Ha i campi fioriti. Fiorisce, fedele, / d'ottobre, e vi vengono l'api / per l'ultimo miele. La cappella è un raccolto e severo ambiente dove sono sepolti il poeta e la sorella Maria in un'arca in marmo; su di essa è inciso il dittico latino composto dallo stesso Pascoli per l'amata sorella: Quae nihil optasti nisi pacem pace fruaris / una cum maesto candida fratre soror (Tu che non desiderasti altro se non pace, pace tu possa godere insieme con il mesto fratello, candida sorella).


Francesco Petrarca


Arquà, dimora trecentesca ampliata a metà del XVI secolo, fu la casa del poeta che qui trascorse la vecchiaia e concretizzò il suo ideale di vita solitaria, tanto che, secondo molte fonti, fu il poeta stesso a seguirne i lavori in prima persona e decise personalmente come decorare gli ambienti e riorganizzare gli spazi. Petrarca si occupava personalmente anche dell'orto, che amava moltissimo e in cui trascorreva lunghe giornate di lavoro e ricerca dell'ispirazione.
Petrarca morì nel 1374 nel suo studio. Manomessa nel corso dei secoli, la casa è stata restaurata dal comune di Padova agli inizi del ‘900. All’interno stanze affrescate con scene ispirate alle sue opere e all’esterno il giardino interpretato dal poeta come paradiso della mente, luogo sacro alla poesia in cui raccogliersi in solitudine.

Curiosità: nello studiolo si trovano ancora la famosa sedia in stile moresco e la libreria personale del poeta.


La prima tappa è conclusa, ma lunedì prossimo torneremo con una nuova puntata: il viaggio è appena all'inizio! :-)

Continua...


- Alice

Gocce d'inchiostro #18: Salone del Libro, consigli librosi e novità per il blog

Buonaseeera :D
Come ve la passate? Sì, lo so, non è una grande domanda, dato che è lunedì, ma in fondo la giornata è quasi finita. Siamo di un giorno più vicini al weekend, senza contare il Salone del Libro. Sì, perché io ci sarò, e anche la mia socia. Non vediamo l'ora, perché quest'anno vorremmo... no, frena. Andiamo con ordine:

1. Torino! Gioiagaudio! Sì, anche stavolta riuscirò ad andare al mio famigerato "ritiro spirituale" annuale di un paio di giorni in quel di Torino. Quest'anno, Salone a parte e avendo già visitato quasi tutti i musei offerti dalla città, ho intenzione di dare un'occhiata anche a un paio di mostre: una, a tema fotografico, si trova alla Pinacoteca Albertina e tratta la vita e gli aspetti artistici di Frida Kahlo; la seconda è quella sui LEGO (non giudicatemi) che si trova alla Promotrice delle Belle Arti, proprio al centro del meraviglioso Parco del Valentino, dove in un'intera grossa stanza adibita per l'occasione io giocherò regredirò studierò il comportamento dei bambini che giocano con le migliaia di mattoncini della stanza. Sì. Ecco.
Poi pensavo di fare un salto anche alla Fondazione Accorsi-Ometto, che mi incuriosisce da un po', e al Museo dell'Automobile, su cui glisso da anni. In giro, però, continuo a leggere che anche per una non proprio appassionata di auto potrebbe essere molto figo... chissà se quest'anno sarà la volta buona.

2. E poi: SALONE DEL LIBRO! Doppia gioiagaudio! Ebbene sì, quest'anno ci saremo sia io che Francesca *_* D'accordo, non a qualche stand (magari!), ma ci saremo lo stesso, armate di zainetti e quaderni per gli appunti! Non vediamo l'ora di gironzolare tra fiumi di libri, guadarli, immergerci tra le pagine e annusare quel buon profumo di inchiostro, polvere e poesia. Parteciperemo anche a un paio di conferenze, in particolare a quella di sabato mattina, organizzata da Gainsworth Publishing, dal titolo “Mostri in ritardo. Perché in Italia l'urban-fantasy non arriva?”, condotta da Luca Tarenzi, Aislinn, Julia Senna e Helena Cornell.

3. Sì, compreremo anche dei libri. E' chiaro. Montagne di libri. Cioè, a dire il vero per ora nella mia lista ci sono solo Ragazzo da parete (Noi siamo infinito) di Stephen Chbosky (Frassinelli/Sperling) e Sempre meglio della realtà di Daniele Titta (CasaSirio), ma confido che al Salone mi lascerò tentare da parecchi altri titoli. Del resto, una delle mie attività preferite è proprio curiosare tra gli stand, in particolare tra quelli delle CE emergenti, piccole e medie, per scoprire chicche della letteratura che potrei avere difficoltà a reperire altrove. Avete qualche consiglio di lettura/acquisto per me? Diciamo che al momento mi interesserebbero soprattutto libri "on the road" oppure che ritraggano le difficoltà dei giovani americani allo sbando, sullo stile di Motel Life e Verso Nord di Willy Vlautin, uno dei miei autori preferiti.

4. Last but not least, come si suol dire: da questa settimana, e in particolare da stasera, per un po' di tempo ci sarà sul blog un appuntamento settimanale su un aspetto laterale ma molto affascinante della letteratura: le case degli scrittori! Quasi tutte saranno visitabili, perciò diciamo che si tratterà di una rubrica a metà fra il viaggio e la letteratura. Nei post troverete non solo fotografie, ma anche informazioni su Jane Austen, Edith Wharton, Oscar Wilde, Katherine Mansfield, Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio, Stephen King, Ernest Hemingway (solo per citarne alcuni), dettagli di viaggio e succose curiosità che (forse) non avete mai sospettato.

Qui trovate anche la versione Facebook di queste gocce d'inchiostro.

A stasera con la prima parte delle case degli scrittori :)

- Alice